Andrew Lichtenberger vince sfruttando un errore dell’avversario

Sembrerebbe pura retorica eppure la convinzione apparentemente scontata che ‘fare meno errori degli avversari quasi sicuramente ci farà vincere dei soldi’, è un concetto base sul quale noti giocatori professionisti di poker costruiscono la loro fortuna.

Che fare meno errori degli avversari quasi sicuramente ci farà vincere del denaro, sembrerebbe una cosa scontata, ovvia eppure è una filosofia di base che illumina numerosi tra i più bravi giocatori di poker al mondo. Fra quest’ultimi rientra Andrew ‘LuckyChewy’ Lichtenberger, giovane americano giocatore professionista di poker texano che su questo concetto base sta costruendo la sua fortuna. Per comprendere quanto fondamentale sia prestare attenzione a questo concetto apparentemente scontato e banale, è interessante analizzare un episodio capitato proprio a Andrew al World Poker Tour Doyle Brunson Five Diamond World Poker Classic – torneo da 10.000 dollari di buy-in ospitato nel 2010 dal casino Bellagio di Las Vegas.

Il torneo in corso è giunto alla fase che prevede bui 3.000/6.000 e ante di 500. Lichtenberger apre di 15.000 da middle position con f7 q7. Il famoso giocatore professionista di poker online, noto col nick “agriffrod” Mitchell, chiama dal bottone e lo stesso fa anche il giocatore sul big blind. Il flop recita fa pq c4 e tutti checkano.

Al turn scende un c7 che regala il set a LuckyChewy ma apre anche un flush draw. Il suo avversario da grande buio checka di nuovo. Andrew, che fa parte del Team Pro di Full Tilt Poker, era ovviamente contento di aver beccato un altro 7 ed ovviamente chiunque con un AA o KK avrebbe probabilmente rilanciato pre-flop ma nessuno aveva puntato sulle prime tre carte comuni. A questo punto deve sicuramente bettare perché altrimenti rischia che Nick fa check regalando così outs gratuite per mani come i gutshot. Inoltre, deve far crescere il piatto, per cui decide di puntare 25.000 cioè la stessa size che avrebbe utilizzato qualora avesse voluto bluffare.

Mitchell rilancià immediatamente fino a 68.000 mentre l’avversario di big blind decide di foldare. Per Endrew era diventato uno spot strano perché se non avesse avuto egli stesso quel punteggio in mano avrebbe messo l’altro proprio su coppia di 7. Con quella mano avrebbe checkato flop e rilanciato al turn. Non si preoccupava che potesse avere un flush draw perché qualora fosse stato così avrebbe callato turn. Quindi Andrew giunge alla conclusione che l’oppo stesse bleffando e decide di chiamare per permettergli di bleffarlo anche sul river.

Andrew aggiunge dunque le chips necessarie ed il river è un f5. Check a Mitchell che spara una bet di altri 89.000 restando con circa 180.000 chips. Secondo Lichtenberger con quello stack a disposizione, la size era corretta. Se stava bluffando la sua puntata doveva corrispondere all’ammontare che avrebbe investito in caso di value-bet. Pensa dunque che ha buone possibilità di essere davanti: l’avversario poteva avere un set di 4 o magari uno di Q. Data la struttura lenta di quel torneo, sarebbe stato sciocco perdere tutte le proprie chips contro una mano migliore dopo che lui l’aveva giocata in quel modo. Allo stesso tempo, non pensava ci fossero più combinazioni di mani peggiori che avrebbe giocato con quell’action. Se pushava e perdeva, sarebbe rimasto con soltanto 50.000 chips. Chiamando solamente gliene sarebbero avanzate 250.000 in caso di sconfitta.

Lichtenberger decide allora per un call e si aggiudica il piatto quando Mitchell mostra ca pk. La morale è che: ‘Non è stata una bella idea, la sua, quella di checkare al flop con top pair top kicker. Ha di sicuro perso valore oltre ad aver regalato una free card agli avversari.’


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Scritto da: Pokerinweb

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